Tailoring the Approach to Embolic Stroke of Undetermined Source

NEUROLOGIA: articoli, materiali di studio e link per approfondimenti in Neuroscienze

SNO Approfondimenti

A cura di:
Marta Melis, Valeria Piras, Valentina Oppo, Luigi Cocco (SC di Neurologia e Stroke Unit, Dipartimento di Neuroscienze, Azienda Ospedaliera “Brotzu”, Cagliari)
Bruno Del Sette (Unità di radiologia interventistica, Ospedale Maggiore di Novara)
Erika Erriu (U.O. di Neurochirurgia, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu, Cagliari)

 

Nel 2014, Hart et al. hanno rivoluzionato la definizione di “ ictus criptogenetico”, introducendo la definizione di “Ictus embolico di origine indeterminata” (ESUS), evidenziando come la maggior parte degli ictus criptogenetici condividano l’aspetto clinico e radiologico di una fonte embolica. Il concetto ESUS è stato uno stimolo importante per il progresso scientifico nella neurologia vascolare e come parte di questo sforzo 2 studi clinici randomizzati (NAVIGATE ESUS, e RE-SPECT ESUS) hanno recentemente indicato che non vi è alcun beneficio generale della terapia anticoagulante nel prevenire ictus ricorrenti dopo ESUS.
In questa puntuale revisione gli autori sottolineano come questi risultati hanno diminuito la speranza che ESUS possa essere una singola entità, ma allo stesso tempo che ESUS possa rimanere un concetto utile, il cui effetto clinico possa essere migliorato considerando però 2 sottogruppi. Questi 2 gruppi sono definiti dalla loro probabilità di rispondere alla terapia anticoagulante: Gruppo 1 “Occult Embolic Mechanisms Likely to respond to Anticoagulant therapy “(FA Subclinica, cardiopatia atriale, infarto miocardico non riconosciuto, forame ovale pervio, cancro); Gruppo 2 “ Occult Embolic Mechanisms Unlikely to respond to Anticoagulant Therapy (aterosclerosi non determinante stenosi significativa, vasculopatie non arteterosclerotiche).
Le informazioni riassunte dagli autori e tutti gli sforzi per comprendere meglio gli ESUS, contribuiscono a identificare nella maniera più corretta l’eziologia dell’ictus nel singolo paziente, contribuendo a sviluppare terapie su misura per meccanismi specifici e di conseguenza a ridurre il carico dell’ictus.

 

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