STROKE 2020 – EDIZIONE VIRTUALE: 7° CONGRESSO NAZIONALE SULL’ICTUS CEREBRALE

L’ictus cerebrale è responsabile del 30% circa della mortalità annuale e la maggioranza di questi ictus (circa l’85%) sono ischemici. In Italia si stima una incidenza di circa 200.000 nuovi ictus, di cui circa il 20% dei pazienti purtroppo muore nel primo mese successivo all’evento e circa il 30% sopravvive con esiti gravemente invalidanti. In pratica, nel nostro Paese si verifica un ictus cerebrale ogni 4 minuti. In un terzo circa dei casi, dopo l’evento acuto, la disabilità persiste per tutta la vita in modo più o meno invalidante, con un costo veramente importante tanto per il singolo individuo ed i suoi familiari, tanto per l’intera società. Dobbiamo considerare, per l’incidenza di ictus, che il rapido invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati porterà ad un numero sempre più elevato di pazienti che, nei prossimi decenni, richiederanno terapie d’emergenza e a lungo termine.

L’ictus ischemico, nella sua fase acuta, ha ancora una mortalità elevata, ma la gestione della malattia, anche in Italia, sta rapidamente cambiando sia perché sempre più frequentemente il paziente con ictus viene indirizzato verso strutture con elevata specializzazione (Unità Neurovascolari o Stroke Unit), sia perché nella classe medica e anche nella popolazione generale sta aumentando la consapevolezza e l’importanza di una adeguata prevenzione, sia perché infine si sono resi disponibili da tempo adeguati ed efficaci presidi terapeutici. Se la terapia della fase acuta è decisiva nel ridurre la mortalità e la morbosità precoce, è in corso in parallelo uno straordinario sforzo per identificare sempre meglio il rischio di avere un primo ictus o di impedirne la recidiva. La terapia della fase acuta comunque, riveste un ruolo di grande attualità e le sue potenzialità di sviluppo anche nel nostro Paese sono notevoli. La diffusione in tal senso, della cultura scientifica e di una adeguata formazione, sono il veicolo migliore affinché si possa ridurre la mortalità e l’invalidità correlate alla malattia, anche alla luce di recenti trials clinici che hanno consentito di ampliare in maniera importante la finestra temporale utile per i trattamenti di rivascolarizzazione farmacologica e/o meccanica.

Altrettanto importante la fase della riabilitazione che può riuscire a migliorare il post-ictus. Per tutti questi motivi il Congresso Nazionale sull’Ictus Cerebrale, che quest’anno si svolgerà in edizione virtuale, costituisce il più importante appuntamento sull’argomento per tutta la classe medica; tratterà una serie di aspetti specifici legati al trattamento dell’ictus in fase acuta, alla prevenzione dell’ictus, e ad alcune particolari comorbilità. Inoltre, saranno trattati i problemi che la pandemia Covid-19 ha determinato sull’organizzazione della gestione della patologia cerebrovascolare nelle varie aree del territorio nazionale e di come questi e le risposte che ne sono seguite rappresentino un modello per affrontare eventuali analoghe situazioni future, oltre che per razionalizzare in generale la gestione dell’ictus cerebrale in Italia.

Ultimo, ma non meno importante, verranno presentate le nuove linee guida ISO-SPREAD sulle terapie di rivascolarizzazione e sarà dato un anticipo delle nuove linee guida relative alla chirurgia della carotide e alla prevenzione secondaria. Saranno coinvolti i maggiori esperti nazionali in questo campo. La ricerca di base e le numerose ricerche cliniche in corso saranno tematiche trattate in apposite sessioni, anche da giovani clinici, a cui sarà dato ampio spazio. Inoltre alcune sessioni sono, in maniera specifica, riservate ai giovani specialisti. Riteniamo che il Congresso, per la sua interdisciplinarietà, sarà utile particolarmente per un confronto attivo e partecipato tra tutti gli specialisti interessati alla gestione del paziente con ictus e potrà fornire anche al MMG elementi utili per un precoce riconoscimento del paziente a rischio cerebrovascolare.

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