Focus sulle terapie chirurgiche e molecolari nei disturbi del movimento

FOCUS SULLE TERAPIE CHIRURGICHE E MOLECOLARI NEI DISTURBI
DEL MOVIMENTO
24 GENNAIO 2020 – Aula Magna Universitaria“De Sandre” Ospedale Borgo Roma
VERONA

“La neurochirurgia funzionale rappresenta un’opzione terapeutica per la Malattia di Parkinson (MP) ed altri disturbi del movimento fin dagli anni 50, epoca in cui si utilizzavano procedure chirurgiche ablative in stereotassi per trattare tali patologie. Negli anni 60, con l’introduzione di un trattamento efficace quale la levodopa, vi fu una drastica riduzione dell’approccio neurochirurgico per la MP.
Nel 1987, scoprendo che la stimolazione ad alta frequenza del talamo mima l’effetto di una lesione e permette un efficace controllo del tremore, il gruppo di Grenoble di Benabid e Pollak ha dato l’avvio all’era della stimolazione cerebrale profonda (DBS), permettendo la rinascita della chirurgia per i disturbi del movimento. Caratteristiche quali l’adattabilità, la reversibilità e la relativa sicurezza hanno, inoltre, consentito un’applicazione bilaterale della DBS, rispetto alle tecniche ablative, possibili solo unilateralmente. La stabilità nel tempo dell’efficacia clinica ed i vantaggi offerti dalla DBS, nonché l’avvento all’inizio degli anni 90 di un nuovo modello della fisiopatologia dei gangli della base, hanno suggerito di estendere la DBS ad altri targets, quali il globo pallido interno (GPi) ed il nucleo subtalamico (STN). In particolare, la stimolazione del STN si è dimostrata efficace sulla triade di sintomi tipica della MP, consentendo di ridurre il dosaggio farmacologico, e quindi le discinesie levodopa-indotte. Pochi anni dopo, la DBS bilaterale del GPi è divenuta un trattamento consolidato per la distonia generalizzata primaria […]”.

Verona, 24 gennaio 2020

 

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