
Negli ultimi anni la visita neurologica preventiva ha visto un aumento significativo, soprattutto tra i 45–65enni asintomatici, spesso motivati da una storia familiare di malattie neurodegenerative. Questo fenomeno riflette un cambiamento culturale verso una maggiore consapevolezza del ruolo della prevenzione nel mantenimento della salute neurologica. Come spiega Pasquale Palumbo, Presidente della Società di Neuroscienze Ospedaliere (SNO), sensibilizzare le persone sull’importanza della visita preventiva può favorire la diagnosi precoce e l’avvio tempestivo di percorsi terapeutici in grado – se iniziati anticipatamente – di attenuare la progressione neurodegenerativa.
Fattori di rischio modificabili: la prevenzione non riguarda solo l’osservazione, ma anche l’azione sui fattori che possiamo influenzare. Numerose evidenze scientifiche identificano come interventi sullo stile di vita e sulla salute cardiovascolare possano ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza, ad esempio:
• Ipertensione arteriosa in età media
• Inattività fisica
• Obesità e diabete
• Fumo di sigaretta
• Isolamento sociale e depressione
• Perdita uditiva non trattata
• Alto consumo di alcol
• Basso livello di istruzione
Questi fattori, quando affrontati precocemente con corretti stili di vita e monitoraggio clinico, rappresentano opportunità concrete per ridurre o ritardare l’insorgenza di demenze. Promuovere la visita neurologica preventiva significa non solo diagnosticare per tempo ma anche attivare percorsi di salute che guardano all’intera vita della persona, con un impatto positivo per individui, famiglie e comunità sanitarie.

